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A chi ha amato questo mondo, e ha trascorso il tempo con gli amici...entra ancora e offri il tuo tempo...

Ezia Senettin

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December 23

NATALE SOTTO SPIRITO - MESSA DI MEZZANOTTE

– La vecchiaccia l’avete avvisata? – bofonchiò Klaus spazientito, ai due che gli sedevano a fianco.
Si era tagliato la barba e tinto i capelli di un inverosimile nero faina, e adesso, con quel pancione che faticava a stare nei pantaloni, assomigliava a una specie di Marlon Brando dell’est europeo.
– Certo che l’ho avvisata – gli rispose sottovoce il giovanotto alla sua destra.
Era sulla trentina, magro, con i lisci capelli castano chiari che ne allungavano ulteriormente il viso.
Una barba rossiccia e bizzosa gli vestiva le guance e da quando erano entrati in chiesa sembrava nervoso, tamburellando continuamente con le dita sul banco di legno.
– Figuriamoci se quella non era in ritardo – borbottò a voce alta Klaus – ho da lavorare io, possibile che non capisca?
– Ssshh – fece la ragazza inginocchiata alla sua sinistra, con l’indice davanti alle labbra – comincia la Messa.
Portava degli occhiali dalle lenti scure, anche se non proprio da sole, e avvolta in una specie di blusa azzurra, lunga fino ai piedi, era la figura che dava più nell’occhio, di quell’insolito trio seduto in primo banco, alla Messa di Natale.
Mentre il sacrestano, stonato e appesantito dalla cena, intonava il Gloria, don Simone fece il suo ingresso sull’altare, preceduto e seguito da due chierichetti dal volto rubizzo e dagli occhi sperduti.
Il sacerdote, con aria solenne, si diresse verso un presepe, allestito in un angolo dell’abside, e vi depose il Bambin Gesù, riempiendo una mangiatoia acquistata da Schlecker, per 9.99€.
– Ma che fai? Piangi!? – sussurrò Klaus al giovanotto allampanato, che si stava soffiando rumorosamente il naso e aveva gli occhi lucidi.
– È che mi commuovo sempre, in questo momento, scusate – gli rispose quello, abbassando la testa.
– Bah… Hai sempre il cuore troppo tenero – lo canzonò l’omone – Se tu avessi un po’ più di
coglioni le cose andrebbero meglio a tutti.
L’altro non fece in tempo a rimbeccare, perché il suono di un bastone che picchiettava sul banco li interruppe.
– Eccomi eccomi! – gracchiò una vecchietta, alta quanto loro da seduti, avvolta in uno scialle nero – Spostati Lucia, che mi metto io vicino al ciccione! – e così dicendo fece spostare la ragazza per infilarsi a fianco di Klaus, non senza un rumoroso crocchiare dell’inginocchiatoio e delle sue ossa.
La poveretta barcollò per un momento in mezzo alla navata, poi, tastando per errore la patta di un ultranovantenne mummificato che sedeva nel banco dietro al suo, riuscì a riguadagnare il proprio posto.
Il sacerdote, intanto, cominciò la funzione, recitando i salmi natalizi, mentre in un coro disorganico i fedeli mugugnavano “Oggi è nato per noi il Salvatore”.
– Ma come ti sei conciato? – sussurrò la vecchia a Klaus, sbirciandolo di sottecchi – Sembri il Marlon Brando dei poveri!
– Toh! Ha parlato quella che ha più bitorzoli in faccia che denti in bocca! – gli rispose l’altro, piccato.
– La volete smettere voi due? – sibilò Lucia con aria di finto rimprovero, rintuzzando con unoschiaffo le mani del vecchiardo che le toccavano il sedere – Non siamo qui per cazzeggiare.
…alla sua venuta, Gesù Cristo, nostro unico Signore.
I quattro riuscirono a cogliere e malapena le parole del prete, che gli lanciò un’occhiata di disappunto, e biascicarono un improvvisato e poco convinto Amen, in palese dissonanza rispetto agli altri fedeli.
Rimasero in silenzio per un po’, mentre il don Simone si spostava sull’ambone per l’omelia, Klaus cavò dalla tasca un foglietto spiegazzato e lo porse alla vecchia. Quella tirò fuori gli occhialini da lettura dalla palandrana grigia in cui era avviluppata e, appoggiandoseli sulla punta del naso, fra un bitorzolo e l’altro, lesse con attenzione quelle poche righe.
– Voi avete già letto? – disse con una nota di tensione nella voce.
Gli altri annuirono.
– E allora? – proseguì – Chi se ne occupa?
Klaus alzò le spalle, come a dire che era indifferente, mentre il prete s’infervorava della sua predica.
…Dio non può imporre l’amore, può solo donare il suo Figlio. Perché in quel bambino ha
compreso il mistero di un amore che viene offerto…
Lucia si tolse gli occhiali per un attimo, per pulirli alla bellemeglio con la manica della blusa, dopo aver scatarrato sulle lenti.
– Beh! Dovrebbe pensarci uno di voi. – disse voltandosi verso i due uomini, sul lato destro del banco, e mostrando loro le cicatrici che aveva al posto degli occhi.
– Oh cazzo! – esclamò un po’ troppo forte Klaus – Sei pazza? Rimettiti subito gli occhiali!
– Va bene, però pensateci voi, che io sono in ferie.
Klaus dette una leggera spallata al secco, che pareva seguire la Messa con un coinvolgimento che rasentava l’estasi.
– Pari o dispari? – gli chiese.
– Dispari, che discorsi! – rispose l’altro senza voltarsi.
– Bim… Bum… Bom… – disse Klaus oscillando la mano a pugno, e al “bom”entrambi gettarono le dita.
– Tre e due cinque. Hai perso. Tocca a te.
– Cazzo, mi batti sempre! – imprecò stizzito.
– Eh, già – annuì l’altro con un sorrisino beffardo.
– Ok nessun problema – borbottò il vecchio Klaus, lisciandosi il mento, ancora poco avvezzo a stare senza la folta barba.
I quattro si erano scambiati un segno di pace. Il prete intanto aveva già iniziato la liturgia eucaristica e si stava dirigendo vicino allo scalino che separava il presbiterio dalla navata.
Klaus lo fissò, strizzando gli occhi, mentre quello reggeva in alto la pisside e intonava il canto dell’eucaristia. Si portò la mano al petto e se lo colpì, con un pugno non forte, ma secco e preciso.
Passò un istante e si udì un rumore metallico.
Il sacerdote aveva lasciato cadere il contenitore delle ostie e si era portato le mani al petto, strabuzzando gli occhi, mentre il viso si faceva rapidamente paonazzo. Poi era caduto in avanti, con un rantolo, sbattendo la faccia sul marmo.
Il chierichetto che reggeva il piattino, di fianco, spalancò gli occhi, incredulo.
Fu il caos. L’organo smise di suonare, sostituito da un mormorio diffuso. Il sacrestano e le suore,
calpestando ostie e pregando, si affollarono attorno a quel cuore che non batteva già più.
Solo i quattro della prima fila rimasero calmi e in silenzio, poi, quando i fedeli cominciarono a sciamare verso l’altare, per vedere cosa era accaduto, s’incamminarono verso l’uscita, passando vicino al crocchio di chierici indaffarati in un grottesco tentativo di rianimazione. Nessuno badava a
loro, e solo Paolino, il chierichetto, con il piattino d’argento ancora in mano, li guardò.
Klaus, prima di voltarsi e avviarsi verso l’uscita, gli fece l’occhiolino.
Sul ripiano del primo banco rimase un foglio spiegazzato:
Caro Babbo Natale, vorrei tanto che per quest’anno tu non mi portassi dei regali, perché ho già
tanti giocattoli belli che mi comprano la mamma e il papà. Come regalo vorrei che portassi via
lontano Don Simone, perché non mi piacciono i giochi cattivi che ci fa fare in sacrestia, dopo la
Messa.

Tratto da:
“Natale sotto Spirito”
di Raffaele Serafini
E-Book di www.latelanera.com





December 05

..........

Non affezionarti mai troppo in fretta...
Non fidarti mai troppo in fretta...
perkè le persone cambiano...
Non sembrano più quelle splendide persone ke hai conosciuto...
Con il tempo ti deludono, ti feriscono...
e non si rendono conto del male ke ti fanno...



July 06

PriGioNieRo

Chiudo gli occhi. Non resta più nulla da vedere ormai. Solo ombre vuore, vaghe e sfuggenti nella nebbia che mi circonda da tanto, troppo tempo.
Le pareti si stringono ogni giorno di più, soffocandomi, schiacciandomi, condannandomi all'oblio più nero. Ho perso il ricordo di ciò che ero e di come sia potuto finire prigioniero qui, in questo luogo irreale e dimenticato. Mi chiedo solo di quale orrendo crimine io mi sia macchiato per dover sopportare una così crudele punizione. Non importa, sento che il tempo della libertà e delle risposte è vicino, ora più che mai. Posso ancora sopportare quest'aria calda e corrotta che ad ogni respiro riempie come un veleno i miei polmoni ma non posso resistere ai languidi sospiri e ai sottili bisbigli di queste mura. Parlano una lingua antica e perduta che, con i suoi suoni striuli mi riempie di terrore. E questo cuore che pulsa, oltre i confini della mia dimora, pesante e inarrestabile, popola con il suo ritmo gli incubi che vivo in questa notte perpetua.
Il buio ricopre ogni speranza con il suo strato spesso e coriaceo ma non m'impedisce comunque di sentire lo strascichio sempre più forte della luce che, impaziente, si agita la fuori, cercando un varco per entrare.
Pochi secondi. Ed ogni cosa trasfigura.
Uno spiraglio si apre lento sopra i miei occhi, la luce stessa della creazione irrompe prepotente in quella minuscola crepa, accecandomi.
Per un istante comprendo il significato profondo delle cose. Tutto mi è chiaro. La conoscenza mi riempie totalmente, spingendomi a desiderare di rimanere sospeso in eterno in questo stato di completezza assoluta.
Questo non mi è concesso, lo so. E varcata quella soglia il sapere sarà smarrito per sempre.
Dico addio alla mia prigione, è tempo di nascere.

(di Stefano Pradel)


May 24

The Prisoner - Iron Maiden

In fuga uccidi per mangiare
stai morendo di fame sei stanco morto
vai fino in fondo proprio un animale
faccio ciò che voglio come mi pare

correre lottare per respirare è doloroso
mi vedi poi sparisco
sfondo i muri sto uscendo

non più prigioniero sono un uomo libero
e il mio sangue ora mi appartiene
non mi interessa dov'era il passato
so dove voglio andare... fuori

se tu uccidi me è in legittima difesa
se io uccido te la chiamano vendetta
ti sputo negli occhi ti sfido
tremerai quando ti chiamerò

non sono un numero sono un uomo libero
vivrò come mi pare
faresti meglio a togliermi dal tuo libro nero
perché non mi troverai mai.
February 18

Sparirò...

È difficile tenerti ancora qui
Sei un fardello troppo grande da portare
E io giuro che non posso farne a meno
Il mio cuore ora no, non ce la fa
E non dico che hai sbagliato in qualche cosa
Perché tu mi hai dato tutto quel che hai
E già so che piangerai, che piangerò
Ma che poi ti cercherò ovunque andrai
E non stringermi così
Chiudi gli occhi e pensaci
Io non voglio farlo per poi perderti.
Sparirò, contaci
Non saprai più dove sono
E capirai che con me
Non potevi andar lontano
E saprai dar di più
Trova un uomo che sia buono
E che ti ami più di me
Anche se io credo sia impossibile.
È difficile tenerti ancora qui
Sei un tesoro che non posso governare
E sai di donna, sai d’amore, sai di mare
Tutto quello a cui non posso rinunciare
Ora devi andare via
Dì che è tutta colpa mia
Ma dì al mondo che ti ho amata alla follia.
Sparirò, contaci
Non saprai più dove sono
E capirai che con me
Non potevi andar lontano
E saprai dar di più,
Trova un uomo che sia buono
E che ti ami più di me
Anche se io credo sia
Anche se io credo sia
Anche se io credo sia impossibile.
Perché è impossibile.
 

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Ciao Ezia, sono Mattia. Dopo diverso tempo mi si sono aperte le porte di "live-spaces" e sono riuscito ad aprire un modesto blog. Per essere sincero, il tuo l'ho trovato per caso, ma ti lascio comunque un saluto. Ciao.
Sept. 23